Il valore delle persone

Quante volte ci capita nella nostra vita personale e lavorativa di ritrovarci in una “selva oscura” con la sensazione di aver smarrito la “dritta via” come il pellegrino Dante?

Come fare per uscire da questa “selva”?

Ringrazio Andrea Laudadio per il suo commento al sondaggio del mese di luglio  ”E’ possibile puntare allo zero difetti nel mondo dei Servizi?” (vedi commento al post) perché mi offre lo spunto di rilancio il tema del Valore delle Persone.

Portare l’anima nel posto di lavoro, vivere appieno la propria vita come manager o  come dipendenti e collaboratori di un’organizzazione è il suggerimento che ci da il poeta David Whyte nel suo libro “Il risveglio del cuore in azienda”

Sempre più oggi  il management  richiede alle sue risorse umane: creatività, disponibilità, adattabilità; tutte abilità che maturano dall’anima e dal cuore, prima ancora che dalla mente.

A mio parere, tutto ciò rappresenta una sfida affascinante sia per gli individui che per le organizzazioni, chiamati entrambi a mettersi in gioco alimentando un vero e proprio approccio appassionato al lavoro e un reale senso di appartenenza.

Per me – e per noi della Galgano – il vero leader é quello illuminato, “innamorato” delle proprie persone.

Sono sicuro che anche noi, come Dante, potremo così’ “riveder le stelle”.

A questo punto vorrei rilanciare con un’altra domanda

“Come essere/diventare i facilitatori di questo cambiamento?”

4 thoughts on “Il valore delle persone

  1. Come non essere d’accordo su queste riflessioni? L’esigenza latente dell’uomo è oggi “di essere riconosciuto anche e soprattutto per la propria interiorità”. L’umanesimo, nei suoi diversi aspetti, dunque potrà essere la prospettiva attraverso la quale riusciremo a riveder le stelle . La citazione di Dante non è un caso, l’immagine di ascensione dal buio alla luce corrisponde al bisogno primario degli uomini.
    Chi guiderà questa mutazione dovrà farlo con grande sapienza e attenzione, consapevole e convinto della propria missione (sì proprio come per gli insegnanti), e con imprescindibili linee guida, in sintesi:
    U umanesimo (la persona umana al centro del programma)
    S spiritualità (in senso laico)
    E emozione e sentimento (suscitare emozioni per il riconoscimento dei valori veri)
    C cultura
    A arte
    N natura
    S sostenibilità (in ogni settore)
    R responsabilità
    Il polinomio potrebbe essere proprio questo, un polinomio di accrescimento formazione e innovazione per le giovani generazioni.
    L’acronimo anagrammato risultante runcessa sarebbe forse interessante, sottintendendo anche una nuova concezione del tempo.
    Il facilitatore si metta dunque al lavoro, a patto che ci creda lui prima di tutto e di tutti, partendo dal fideismo socratico che οὐδεὶς ἑκὼν ἁμαρτάνει (nessuno commette un errore, essendone consapevole), nemmeno il leader (di oggi?).

    insegnanti), e con imprescindibili linee guida, in sintesi:

    U umanesimo (la persona umana al centro del programma)
    S spiritualità (in senso laico)
    E emozione e sentimento (suscitare emozioni per il riconoscimento dei valori veri)
    C cultura
    A arte
    N natura
    S sostenibilità (in ogni settore)
    R responsabilità

    Il polinomio potrebbe essere proprio questo, un polinomio di accrescimento formazione e innovazione per le giovani generazioni.

    L’acronimo anagrammato risultante runcessa sarebbe forse interessante, sottintendendo anche una nuova concezione del tempo.
    Il facilitatore si metta dunque al lavoro, a patto che ci creda lui prima di tutto e di tutti, partendo dal fideismo socratico che οὐδεὶς ἑκὼν ἁμαρτάνει (nessuno commette un errore, essendone consapevole), nemmeno il leader (di oggi?).

  2. Dare una risposta ad una domanda del genere é sempre un rischio, ma va bene anche rischiare in un contesto come quello del valore delle persone, dove il percorso é già molto ambizioso di per sé…
    Proviamo a dare qualche elemento in più di riflessione: il facilitatore del cambiamento “di valore” in azienda dovrebbe forse avere:
    - una grande intelligenza emotiva
    - un’elevata capacità di ascolto, nel senso profondo del termine, verbalmente ed emotivamente, mettendo da parte le proprie aspettative e i propri pregiudizi
    - parimenti, un’elevata capacità di “sguardo”, di attenzione al particolare o al dettaglio, che per alcune persone possono rappresentare il vero canale di apertura o chiusura
    - una capacità di analisi e di sintesi, che non prescinda dalle altre “emotività” – sempre diverse – con le quali si ritrova a lavorare in azienda, affinché il risultato di questa ricerca sia condiviso e accettato da tutti
    - un talento naturale alla comunicazione empatica, il messaggio deve arrivare forte, appassionato, sincero e diretto, senza le mediazioni dei modelli comunicativi da seguire.
    Dove possiamo trovare queste figure, così orientate verso l’altro e contemporaneamente così capaci di leadership? Forse il formatore vero, guidato sempre da una profonda passione nel voler trasferire conoscenza apertamente e senza remore…Forse le figure più operative, capaci di gesti quotidiani di vicinanza ed empatia verso i propri colleghi…o forse in qualsiasi figura aziendale che affronti a viso aperto le sfide, non prescindendo mai dal valore delle proprie persone…

  3. Grazie a te, Giovanna, per il tuo commento e un saluto particolare a Silvia che con piacere risento dopo tanto tempo.
    Nei vostri post fate riferimento giustamente alla necessità di accrescere formazione e innovazione per le giovani generazioni (Giovanna) e di cercare/trovare un reale facilitatore (Silvia) che sia di valore e che abbia 5 attitudini importanti per relazionarsi con l’altro.
    Mi vorrei collegare a queste vostre riflessioni per fare focus sul compito della formazione aziendale oggi: trasformare i vissuti delle persone in modo da aiutarle a passare da essere vittime delle proprie emozioni negative a essere costruttori del proprio mondo proprio come Dante all’inizio della Commedia – da me citato nel post di ottobre “Il valore delle persone” – . Cosa ne dite?

    L’impressione di essere in una “selva oscura” può spesso attanagliare chi lavora in un’azienda, soprattutto in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo. Pensiamo alle fiere che, nella selva della Divina Commedia, ostacolano il cammino del pellegrino: la lupa, il leone e la lonza, che rappresentano rispettivamente l’avidità, la superbia e l’invidia. Passioni, queste, che spesso ritroviamo nelle relazioni delle persone dentro le aziende e che contribuiscono a creare contesti in cui non solo è difficile lavorare, ma anche vivere.
    Per questo tutti siamo come Dante e, come lui, abbiamo bisogno di un Virgilio che ci aiuti a ritrovare la strada e ci porti a riveder le stelle. Ma chi può essere oggi Virgilio?
    Un’osservazione che mi viene da fare è che Virgilio era un grandissimo poeta, qualcuno che sapeva usare l’immaginazione con tecnica eccelsa per trasmettere emozioni. Chi legge poesia ne viene trasformato, nel senso etimologico di “cambiar forma”: la realtà assume un senso diverso, e anche il nostro modo di rapportarci ad essa.
    Lo stesso ambizioso obiettivo ha la formazione aziendale
    E chi è il formatore ideale? Anche qui torna comodo l’esempio di Virgilio: una persona che si emozioni e che sappia emozionare, che sappia immaginare un nuovo senso per le cose e che lo sappia trasferire, che sia capace di usare tutti i mezzi tecnici ed espressivi al meglio per poterlo fare.

    Alberto

    • Alberto, il piacere é grande anche per me…
      Condivido pienamente le ultime parole che scrivi. Il formatore – parola che contiene il senso del “far crescere attraverso una forma nuova” – per essere davvero tale e per ricoprire quel ruolo di facilitatore, deve possedere il talento dell’emozione e lo deve coltivare con gli strumenti della comunicazione, dell’empatia, dell’ascolto e della considerazione dell’altro. E questi aspetti vengono esasperati in un periodo di crisi economica e sociale: paradossalmente – ma non troppo in realtà – é in questi periodi storici che la produttività aziendale ed il benessere all’interno delle imprese cala, soprattutto per chi resta: la capacità di mantenere inalterati entusiasmo, voglia di innovare, sviluppo e creatività é difficile per la maggior parte degli individui. In questo, é ancora una volta fondamentale un aiuto, un intervento “di vicinanza” , che trasferisca condivisione e nuovi approcci organizzativi, supporto emotivo e ripensamento della filiera produttiva. E allora non verrà più sperimentata in azienda la paura di parole come “descrescita sostenibile”, “equilibrio nella crisi”, “innovazione organizzativa”, “conciliazione dei tempi di vita”.

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