Essere leader, essere “resiliente”

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi

Le parole di Marcel Proust  mi ricordano che servono nuovi occhi per cercare la strada della perfezione intesa come Eccellenza che, anche se  sappiamo tutti che non esiste in natura, rappresenta il vero obiettivo di modello a tendere.

In azienda, la si può perseguire  con alcune  leve davvero strategiche: Innovazione, Leadership, Qualità, Welfare. Ne abbiamo parlato in due recenti Convegni:

  • Convegno Galgano “QUALITÀ COME LEVA STRATEGICA PER IL SUCCESSO SU MERCATI GLOBALI” - Il caso LUXOTTICA
    Comunicat Stampa
  • Convegno Galgano CHANGE MANAGEMENT IN CONFLICT SITUATION

    Comunicato Stampa 

Approfitto di questo mio blog  per “pescare” bocconi di concetti da condividere con voi, che potrete  arricchirli con le vostre riflessioni e i vostri commenti

Del binomio Qualità e Welfare se ne è parlato al Convegno “Qualità come leva strategica per il successo su mercati globali” con la testimonianza di Luxottica, che ha mostrato come sia possibile fare della Qualità l’arma competitiva vincente facendo leva su processi eccellenti, integrazione con il territorio, patto con i propri dipendenti, con la ferma  convinzione  che sono proprio le persone l’elemento fondamentale.  Qualità e Welfare danno vita a un circolo virtuoso:  qualità dei processi > qualità dei prodotti >qualità della vita . Il risultato è un’azienda con dipendenti che si sentono parte di essa secondo il principio dell’ “azionariato del fare”.

In uno scenario globale ed in continua evoluzione la strategia della Qualità assume una connotazione ancora più forte. Dall’obiettivo, importante ma riduttivo, di massimizzare la qualità del prodotto/servizio offerto, scaturisce l’esigenza di elevare la Qualità a nuovo modello di sviluppo e di relazioni delle economie più avanzate, che integri le esigenze competitive delle organizzazioni con la crescita professionale e sociale delle risorse presenti in azienda.

Per fare questo sono necessari tre elementi: capacità imprenditoriale elevata che permetta di intercettare esigenze di mercato, know-how di prodotto e di processo profondo e solido,  risorse umane qualificate spesso detentrici di un know-how nascosto prezioso.

La leadership e la capacità di gestire le persone in momenti difficili sono stati invece gli argomenti al centro del Convegno “Change Management in conflict situation”, che ha visto l’intervento del Generale Rosario Castellano, titolare di  operazioni in Afghanistan, Libano, Iraq, Kossovo, Kurdistan, Bosnia Erzegovina, ora al Comando della nota Divisione Acqui a pieno titolo inserita nel comando Nato e in quello Europeo. La sua testimonianza ha offerto   la rara opportunità di ascoltare un’esperienza “sul campo”, per certi versi lontana dal mondo aziendale ma affine in logica strategico-tattica, quindi utile per riconoscere  spunti e analogie sui quali riflettere e traslare in azienda.

“Chi batte il centro di gravità dell’altro, vince la guerra” – ha detto il generale Castellano. La rapidità di azione, la prontezza di riflessi e la capacità di cambiare continuamente tattica  fanno la vera differenza. Essere leader, per Castellano, ha molto in comune con  “la resilienza”. Un  concetto molto affine all’approccio  Change Management in cui credo e che coltivo da anni con i miei colleghi nei tanti progetti aziendali che abbiamo avuto l’opportunità di seguire. L’abilità di vivere un problema come un “tesoro”, di affrontarlo come opportunità di cambiamento e come sfida per innovare sempre. Anche dal punto di vista del Generale, il resiliente non nega le esperienze negative ma le trasforma in occasioni formative e di crescita.

Il riferimento è al “locus of control” come attitudine del capo, in qualità di persona che vive gli eventi con un atteggiamento attivo e che cerca sempre di controllarli anziché farsi controllare, con la consapevolezza che quando le cose si possono cambiare non deve mancare il coraggio di intervenire per modificarle.

Il valore delle persone

Quante volte ci capita nella nostra vita personale e lavorativa di ritrovarci in una “selva oscura” con la sensazione di aver smarrito la “dritta via” come il pellegrino Dante?

Come fare per uscire da questa “selva”?

Ringrazio Andrea Laudadio per il suo commento al sondaggio del mese di luglio  ”E’ possibile puntare allo zero difetti nel mondo dei Servizi?” (vedi commento al post) perché mi offre lo spunto di rilancio il tema del Valore delle Persone.

Portare l’anima nel posto di lavoro, vivere appieno la propria vita come manager o  come dipendenti e collaboratori di un’organizzazione è il suggerimento che ci da il poeta David Whyte nel suo libro “Il risveglio del cuore in azienda”

Sempre più oggi  il management  richiede alle sue risorse umane: creatività, disponibilità, adattabilità; tutte abilità che maturano dall’anima e dal cuore, prima ancora che dalla mente.

A mio parere, tutto ciò rappresenta una sfida affascinante sia per gli individui che per le organizzazioni, chiamati entrambi a mettersi in gioco alimentando un vero e proprio approccio appassionato al lavoro e un reale senso di appartenenza.

Per me – e per noi della Galgano – il vero leader é quello illuminato, “innamorato” delle proprie persone.

Sono sicuro che anche noi, come Dante, potremo così’ “riveder le stelle”.

A questo punto vorrei rilanciare con un’altra domanda

“Come essere/diventare i facilitatori di questo cambiamento?”

Quanto sono consapevoli le Direzioni delle carenze della Qualità nella propria Azienda?

La Qualità è fatta di elementi così frammentati che è difficilissimo per il Quality Manager identificarli, ricostruirli e intervenire per fare Miglioramento Continuo. Per questo, il problema della qualità in Azienda non è solo un problema ‘culturale’ ma anche di organizzazione del lavoro.

E se i miglioramenti sono continui negli anni diventano ‘una rivoluzione’.

Avete qualche esperienza in questo senso da condividere?

Pensiamo per un attimo a cosa rappresenta oggi la Competenza nel mondo del lavoro.

La domanda è: Competenza della Qualità o Qualità della Competenza?

Ci accorgiamo che essa non si riferisce più ai soli skills professionali ma è imprescindibile dalla Qualità. La Qualità è il vero passaggio decisivo per vincere la competizione globale ed è quindi importante riflettere in modo serio e costruttivo su quelli che sono, o dovrebbero essere, i requisiti che oggi il mondo del lavoro ricerca soprattutto nelle nuove generazioni.

Secondo gli ultimi dati Istat più del 28% dei giovani non riesce ad inserirsi nel mondo lavorativo o a ricoprire il giusto ruolo in azienda a causa della crisi del mercato economico (http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/occprov/20110301_00/)

L’applicazione della Qualità Totale è basata anche su una nuova gestione del personale nella convinzione che ‘gli esseri umani hanno capacità immense (“Qualità totale. Il metodo scientifico nella gestione aziendale»”, il best seller di Alberto Galgano in edizione ri-veduta e aggiornata LINK)

Nel corso della mia storia professionale ho cercato di mettere al centro del lavoro l’Azienda intesa come un insieme di persone con le loro attività, le loro personalità, i loro talenti; una ricchezza umana che va costantemente allenata e formata a comprendere il senso di Qualità e Innovazione: un binomio che richiede intelligenza, cuore e capacità anche di cambiare il modo di fare le cose, per ottenere un vero miglioramento delle performance proprie e dell’azienda per la quale lavorano.

Qualche volta si tratta di imparare ad apprendere e ad applicare il Buon Senso Organizzato

La Produzione Snella può fare la differenza…anche in momenti di grande crisi

“Dopo il terremoto in Giappone e il disastro umano ed economico che ne è derivato tutti noi abbiamo potuto ammirare la capacità del popolo nipponico di rialzarsi con dignità dalle macerie, ricominciando fin da subito a ricostruire la normalità.”
Sono riflessioni di Alberto Galgano che prende spunto da quanto dichiarato su Il Mondo (leggi articolo del 25 marzo) dall’ex manager Toyota ed esperto del Toyota Production System Yoshihito Wakamatsu che il modello Toyota aiuterà il Giappone a risollevarsi più facilmente dalla catastrofe che lo ha colpito.

“La maggior parte delle imprese edilizie giapponesi utilizza, infatti, il sistema della Lean Production, produzione snella senza sprechi, fondamentale in un momento di grande crisi in cui la velocità e il risparmio delle risorse economiche possono fare la differenza. Il modello Toyota, inoltre, basato prima di tutto sull’importanza delle persone e sul concetto di team work, ha innescato un processo di azione e reazione immediato, permettendo alle piccole imprese fornitrici della fabbrica Toyota di riprendere le attività produttive.

Mi chiedo quanto il Sistema Toyota, applicato ad esempio alle imprese edilizie, potrebbe aiutare il nostro Sistema Paese, non solo in situazioni produttive normali ma anche in momenti di grande crisi come quelle provocate da catastrofi ambientali, di cui siamo stati già purtroppo protagonisti.”

“Thank you con il bonus”

Con una mail ai dipendenti della rinata Chrysler, Marchionne esprime la propria gratitudine per il duro lavoro svolto in questi mesi… (Corriere della Sera, 1/02/11)

“Lavorare alla tedesca per lavorare di più”

La casa automobilistica tedesca e il sindacato metalmeccanico firmano un accordo aziendale post-crisi economica, che racconta come l’impresa e i lavoratori possano beneficiare insieme di strategia di crescita e di una buona governance aziendale… Aumento della produttività del 10%…Varato un piano assunzioni per 40.000 nel mondo…Tutti uniti per raggiungere l’obiettivo “sorpasso Toyota” entro il 2018.(Corriere della Sera, 9/2/11)

Nelle nostre aziende i manager realizzatori, innovatori e risolutori di problemi sono leader in grado ci creare contesti fertili per far fiorire Qualità e Innovazione, frutti indispensabili per la sopravvivenza delle imprese.

Il leader illuminato è colui che sa diffondere e favorire il cambiamento; ha ampia fiducia nelle grandi potenzialità di tutto il personale e lo sa motivare per farlo crescere.

In poche parole è “innamorato” delle proprie risorse umane… e voi cosa ne pensate?

SONDAGGIO DEL MESE DI GIUGNO

E’ vero che le aziende stanno tornando ad investire in formazione?

Sembra infatti, da quanto scrive nel suo servizio Antonietta Demurtas (Il sole 24 Ore – mercoledì 28 aprile 2010), che le aziende riprendano a investire in formazione, in quanto essa non rappresenta più solo un costo ma un vero e proprio valore aggiunto.
Negli anni passati, la formazione era qualcosa che si doveva fare, oggi invece è strettamente collegata alla necessità di adattarsi e di reagire al cambiamento e agli stimoli esterni, che le persone sono costrette a fare per mantenersi un lavoro, una professione, un’azienda.
La scelta della formazione, ad ogni livello, ha l’obiettivo di innovare, che significa trovare una modalità diversa, e migliore, di fare ciò che si è fatto prima, nel minor tempo possibile.
Anche nella mia società ci facciamo la domanda e, considerando l’esigenza di chi perde il lavoro ma desidera riqualificarsi, eccezionalmente “apriamo le porte” di alcuni nostri corsi a persone che invitiamo, previo colloquio motivazionale.